UEL'eccessiva dipendenza da un numero limitato di fonti di approvvigionamento, in particolar modo per il gas naturale, potrebbe rendere i paesi UE fortemente vulnerabili per le forniture.

Questo è un punto fondamentale del Consiglio europeo che si terrà il 19 e 20/03/2015 a Bruxelles.

La chiave della sicurezza energetica starebbe nell'energia rinnovabile prodotta in Europa; questo è il pensiero dei vertici, che auspicano di arrivare al 20% di produzione dalle energie rinnovabili entro il 2020, con un aumento di almeno il 27% entro il 2030.

Come riportato sulla Scheda informativa sull'Unione dell'energia: "L'Unione dell'energia si basa sui tre obiettivi della politica energetica dell’UE stabiliti da molto tempo: sicurezza dell’approvvigionamento, sostenibilità e competitività. Per conseguire tali obiettivi, l’Unione si concentra su cinque elementi che si sostengono reciprocamente: la sicurezza energetica, la solidarietà e la fiducia; il mercato interno dell'energia; l'efficienza energetica, in quanto mezzo per moderare la domanda di energia; la decarbonizzazione dell’economia; la ricerca, l'innovazione e la competitività.

In tutti questi ambiti sono necessari un'integrazione e un coordinamento più forti. Per questi aspetti il piano d’azione allegato alla strategia quadro illustra alcune misure specifiche da preparare e attuare nel corso dei prossimi anni. Questo piano d’azione sarà monitorato e riesaminato periodicamente affinché sia sempre in grado di rispondere a rinnovate sfide e nuovi sviluppi."

Risulta evidente il forte segnale che la UE vuole passare agli investitori, ovvero un'Europa aperta per il commercio dell'energia, ma a zero emissioni di carbonio.

I ricavi annui delle imprese che operano nelle fonti pulite, ammontano a circa 129 miliardi di euro con più di un milione di addetti. L'intenzione palese dell'UE è quella di conservare il proprio ruolo guida dell’Europa negli investimenti globali.